Ci sono cambiamenti che fanno rumore e altri che, almeno all’inizio, quasi non si vedono. Quelli che arrivano con un colpo di mercato, un allenatore di grido, una vittoria importante. E poi ci sono quelli più profondi, che hanno bisogno di tempo per essere compresi perché non riguardano soltanto una squadra, ma il modo stesso di intendere una società di calcio.
Alla Nocerina, sotto la presidenza di Alfonso Vicidomini, il cambiamento sembra appartenere soprattutto a questa seconda categoria. Non è ancora possibile misurarlo attraverso una classifica, né sarebbe corretto farlo soltanto attraverso i risultati del campo. Perché la partita più importante, in questa fase, si sta giocando altrove: nella costruzione di una struttura, nella definizione dei ruoli, nella programmazione, nella trasparenza e nella volontà di dare finalmente un ordine preciso alle cose. È una rivoluzione silenziosa ma non per questo meno importante. La parola che ricorre più di tutte è forse una: organizzazione.
Organizzare significa stabilire chi fa cosa. Significa assumersi responsabilità e attribuirle a chi ha le competenze per esercitarle. Significa evitare sovrapposizioni, interferenze, decisioni prese al di fuori dei ruoli.
Il direttore sportivo, per fare un esempio, deve poter costruire, gestire e correggere il proprio lavoro senza intrusioni. È una normalità in una società strutturata, ma nel calcio italiano, e soprattutto in certe realtà, la normalità può diventare una rivoluzione. Poi sarà il campo a stabilire se le scelte saranno state giuste.
Ma il principio organizzativo resta: ruoli chiari e responsabilità altrettanto chiare.
La parte più sorprendente probabilmente è quella che non si vede in campo.
E poi c’è il San Francesco. Qui il discorso diventa persino più interessante, perché racconta un lato meno conosciuto del lavoro di Vicidomini. C’è un’attività quasi “operaia”, quotidiana, fatta di sopralluoghi, problemi da affrontare, dettagli da sistemare, situazioni da seguire personalmente. Un lavoro meticoloso, a tratti quasi maniacale, che va ben oltre l’immagine tradizionale del presidente seduto in tribuna a guardare la partita.
Il San Francesco va rimesso in ordine, reso più accogliente, più funzionale, più coerente con l’idea di una società che vuole cambiare pelle. E per farlo non basta una pennellata di facciata.
Bisogna intervenire sui dettagli. Bisogna avere pazienza. Bisogna inseguire problemi che spesso non finiscono sui giornali e che, proprio per questo, nessuno applaude quando vengono risolti. È il lavoro meno glamour del calcio. Ed è forse proprio quello che racconta meglio la nuova filosofia.
Naturalmente, sarebbe ingenuo raccontare un percorso senza ostacoli.
I rallentamenti ci sono. Le difficoltà pure. E non tutto può procedere secondo una tabella di marcia ideale.
Ma c’è un aspetto che merita di essere sottolineato: quando si cambia davvero il modo di operare, è inevitabile che qualcosa si inceppi. Cambiare significa mettere in discussione abitudini, consuetudini, equilibri e modalità di lavoro consolidate. E non è detto che tutti abbiano la stessa voglia di cambiare.
C’è chi guarda al nuovo con curiosità. C’è chi aspetta di vedere i risultati e c’è anche chi, più semplicemente, preferirebbe che nulla cambiasse: è fisiologico.
Il punto non è eliminare ogni resistenza. Il punto è avere una direzione e continuare a seguirla.
Alla Nocerina, oggi, quella direzione sembra essere quella di costruire un sistema nel quale ogni pezzo del puzzle trovi finalmente il proprio posto. Non sempre al primo tentativo. Non sempre nei tempi immaginati. Ma con un’idea precisa della destinazione. Il risultato sportivo non è una conseguenza automatica ed è qui che bisogna essere onesti.
Programmazione e organizzazione non garantiscono automaticamente vittorie. La trasparenza non fa punti. Un San Francesco più accogliente non segna gol e una struttura societaria più ordinata non può mettere al riparo una squadra dagli episodi, dagli errori, dagli infortuni o semplicemente dalla forza degli avversari.
Il calcio resta calcio. Per questo i risultati del campo non sono scontati e non possono esserlo.
Ma c’è una differenza sostanziale tra cercare il risultato attraverso l’improvvisazione e cercarlo costruendo le condizioni perché possa arrivare. È questa, probabilmente, la vera scommessa del nuovo corso.
E se alla fine sarà il campo a dare il giudizio definitivo sulla bontà delle scelte sportive, c’è una cosa che già oggi appare chiara: la Nocerina sta provando a cambiare il proprio modo di essere società.
Non soltanto attraverso ciò che si vede la domenica, ma soprattutto attraverso ciò che accade dal lunedì al sabato: nelle stanze dove si programma, nei ruoli che vengono definiti, nelle responsabilità che vengono assegnate, nella ricerca della trasparenza. E perfino nei lavori più umili, quelli che non finiscono nei comunicati e non portano applausi, per restituire dignità e funzionalità a una struttura come il San Francesco.
È un lavoro lungo, faticoso e inevitabilmente imperfetto, ma forse è proprio questo il punto.
Per la prima volta, il risultato che conta non sembra essere soltanto quello della prossima partita. Sembra essere la costruzione di qualcosa che possa durare anche oltre la prossima partita.
E questa, per una società di calcio, è già una differenza sostanziale!
