Girone H da Guinness: dopo dieci Giornate 11 squadre su 18 hanno già cambiato tecnico! Ma si esonera più per "moda" o per reale necessità?

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05.11.2019 15:00 di Marco Piccinni   Vedi letture
Girone H da Guinness: dopo dieci Giornate 11 squadre su 18 hanno già cambiato tecnico! Ma si esonera più per "moda" o per reale necessità?

Se non è record mondiale, poco ci manca. Certo è, che un dato come quello registrato nel Girone H di Serie D, dopo sole dieci Giornate di campionato, lasci sbigottiti e ci ponga dinnanzi ad una riflessione tanto inaspettata, quanto necessaria.
A poco più di due mesi dall'inizio della Stagione 2019/20, sono ben undici su diciotto le formazioni che hanno sostituito l'Allenatore con cui diedero il via al ritiro precampionato. Fu il Nardò la prima Società a svoltare, esonerando Claudio De Luca proprio nel corso del ritiro estivo, affidandosi ad Antonio Foglia Manzillo, trainer campano tutt'ora in carica sulla panchina del Club granata. Dopo la Prima Giornata, avvincendamento in quel di Foggia tra Amantino Mancini e Ninni Corda. Da lì, altri dieci cambi in corsa, con gli addii più che prematuri e non in ordine di tempo, di Ranko Lazic a Francavilla in Sinni (subentrato il duo Del Prete-Marziale), di Giuseppe Ferazzoli ad Agropoli (sostituito da Gerardo Fiorillo, poi dimissionario e a cui è subentrato Gianluca Procopio), di Nello Di Costanzo a Nocera Inferiore (sostituito dalla coppia Cavallaro-Esposito), di Severo De Felice ad Altamura sponda Team (ingaggiato Alessandro Monticciolo), di Nicola Ragno a Taranto (Luigi Panarelli al suo posto), di Alessio Martino alla Gelbison di Vallo della Lucania (rimpiazzato da Luigi Squillante), di Alessandro Potenza a Cerignola (con Vincenzo Feola tornato al timone dell'Audace), di Giancarlo Favarin ad Andria e di Pasquale De Candia a Casarano, questi ultimi due ancora in attesa di sostituzione.
Un totale di dodici allenatori sostituiti su undici panchine complessive, con l'Agropoli protagonista già di un doppio cambio di rotta. Restano ancora in sella, "stoicamente" ci sarebbe da aggiungere, Roberto Taurino a Bitonto, Giuseppe Laterza a Fasano, Vincenzo Maiuri a Sorrento, Pasquale Borrelli sulla panca del Gladiator, Massimiliano Olivieri a Brindisi, Valeriano Loseto a Gravina ed Antonio Finamore, guida tecnica del Grumentum Val D'Agri. Di questi sette "superstiti" il solo Olivieri è stato in odore di sostituzione nelle ultime settimane, con la società biancazzurra adriatica che ha scelto di continuare a dare fiducia al proprio Allenatore, cercando di dare continuità ad un lavoro iniziato nell'Ottobre del 2018.
Dodici cambi in dieci Giornate sono un qualcosa di veramente incredibile. Che il Girone H fosse il più difficile, equilibrato ed imprevedibile dei nove di Quarta Serie, lo si sapeva già. Che alcune squadre non avrebbero umanamente rispettato le attese (spesso eccessive e fuori luogo) da parte dei rispettivi ambienti, era altrettanto plausibile. Ma che undici squadre cambiassero guida tecnica dopo appena due mesi di campionato, non l'avrebbe francamente mai potuto pronosticare nessuno.
Non si può disconoscere il fatto che determinate squadre, Taranto, Audace Cerignola e Fidelis Andria su tutte, specie dopo investimenti estivi da Serie C di medio/alto livello, stessero rendendo in maniera nettamente al di sotto, non solo delle aspettative, ma anche e soprattutto delle proprie potenzialità, ma è altrettanto onesto riconoscere che alcuni cambi di Allenatore non trovino tutt'ora una benché minima spiegazione logica.
Se a Taranto, Andria e Cerignola fosse realmente opportuno provare a dare una "scossa", giustificati come detto anche dai clamorosi investimenti estivi, altrettanto comprensibili non sono stati alcuni altri avvicendamenti concretizzati sino a questo momento nel Girone H.
Il cambio Mancini-Corda a Foggia, ad esempio, non si sarebbe mai dovuto attuare, non perché il brasiliano non andasse sostituito, ma perché non sarebbe mai dovuto essere ingaggiato, considerando che l'attuale Allenatore del Foggia era padrone di quel ruolo già durante il brevissimo e farsesco interregno-Mancini. Cambio privo di grosse motivazioni anche in seno alla Team Altamura; rendimento forse un po' discontinuo quello dei biancorossi murgiani, ma Mister De Felice avrebbe sicuramente meritato più tempo e spazio di manovra, tecnico e, appunto, temporale.
A meno che alla base non ci siano stati dei dissapori tra Alessio Martino e la Società del Presidente Maurizio Puglisi, non si riuscirà forse mai a spiegare l'avvicendamento sulla panchina della Gelbison con Luigi Squillante. Quest'ultimo è indubbiamente tecnico preparato, esperto e carismatico, ma il suo predecessore ha compiuto un vero e proprio "miracolo" con i suoi ragazzi, a lungo miglior difesa d'Italia dalla A alla D e tutt'ora seconda migliore del Girone. Una leggera flessione era ed è stata fisiologica per i cilentani, partiti non certo per lottare nella parte alta della classifica e con Martino che lascia con la Gelbison a tre punti dai Play-Off.
Di difficile lettura anche il cambio di rotta attuato dal Presidente Maiorino sulla panchina della sua Nocerina. Il rendimento palesato dalla formazione di Di Costanzo, seppur altalenante, non avrebbe mai lasciato presupporre un avvicendamento che invece c'è stato. Esattamente come accaduto a Francavilla in Sinni, dove Ranko Lazic, dopo oltre un decennio colorato di rossoblù, ha ceduto il passo al duo Del Prete-Marziale, dopo il cui insediamento sono cominciati ad arrivare una serie di risultati positivi. In questo caso una sostituzione che ha sortito gli effetti sperati, anche se Lazic, a campionato appena iniziato, avrebbe meritato il tempo per trovare la quadra e rialzarsi così come ha sempre fatto negli anni trascorsi alla guida della formazione lucana.
Il doppio avvicendamento maturato ad Agropoli è stato figlio più di una situazione societaria allo sbando, piuttosto che di una ragionevole necessità di sostituire la guida tecnica dei Delfini. Mentre l'addio di Claudio De Luca al Nardò è avvenuto in una fase talmente embrionale della Stagione che diviene superfluo anche parlarne. Molto più combattuto e dibattuto invece, l'ultimo esonero in ordine di tempo, ovvero quello di Pasquale De Candia a Casarano. È innegabile che per gli investimenti, anche qui importanti, effettuati in estate dal Club rossazzurro, ci si attendesse qualche punto in più. Ma a destare preoccupazione non era tanto la classifica, (a due punti di distanza dal quinto posto), quanto la mancanza di una reale identità di una squadra che dopo dieci giornate non ha fatto rendere conto nessuno di che tipo di compagine sia. Non poteva e non può ancora definirsi una "grande", ne' tantomeno una "piccola". Troppa discontinuità e una evidente carenza di personalità, hanno indotto i vertici del Club ad esonerare un De Candia che resterà comunque nella storia del Casarano Calcio per il proprio perbenismo, oltre che per i record e i trionfi maturati nella scorsa Stagione.
Ma una riflessione doverosa a fronte di questo bizzarro valzer di panchine decisamente precoce, nasce dalla comprovata inopportunità della maggior parte dei sopraelencati avvicendamenti. Viene dunque spontaneo chiedersi se molto spesso, l'esonero dell'Allenatore quando i risultati sono non positivi o altalenanti, sia diventata una sorta di "moda" sull'onda di ciò che avviene abitualmente nelle categorie superiori, dove Presidenti egocentrici, poco riflessivi e ancor meno competenti, usano dare il ben servito al proprio tecnico non appena si manifestino le prime difficoltà. Forse questo mal costume prettamente italico sta travolgendo, con un preoccupante effetto domino, ogni categoria del nostro Calcio. Un modo di fare e gestire determinate criticità di cui, a pagarne, sono indubbiamente gli Allenatori che si imbattono in Presidenti di questo genere. Dispiace che, specie nei Dilettanti, non si lasci ai tecnici il tempo di far fruttare un certo tipo di lavoro. Questa tendenza al cambio di allenatore compulsivo, e per lo più immotivato, non fa altro che distruggere l'immagine di un movimento che ha bisogno di molte meno plateali dimostrazioni di potere senza possibilità di replica e di molte più persone "pulite", rispettose, competenti, pazienti, serie ed equilibrate.
Quello di cui si è appena parlato è un "record" di cui si sarebbe francamente fatto volentieri a meno. La speranza resta quella che il conteggio degli esoneri si interrompa qui, anche se purtroppo questa, più che una probabilità, ad oggi resta una triste chimera.