ESCLUSIVA TSD - Pastore: "Ad Anagni ho trovato tutta gente perbene. L'esperienza con la Juve Stabia mi ha aiutato a crescere"

07.10.2019 17:00 di Gabriele Rocchi Twitter:    Vedi letture
ESCLUSIVA TSD - Pastore: "Ad Anagni ho trovato tutta gente perbene. L'esperienza con la Juve Stabia mi ha aiutato a crescere"

E' intervenuto, in esclusiva ai nostri microfoni, il difensore del Città di Anagni Gabriele Pastore. Giocatore classe '93, dopo una carriera trascorsa tra le varie squadre della sua Campania, quest'estate ha deciso di trasferirsi in Ciociaria, nonostante fosse stato addirittura annunciato dal Lanusei. In un'intervista a 360° gradi, Pastore ha deciso di raccontarci del campionato dei biancorossi e di come il gruppo riuscirà a superare le difficoltà di questo inizio di stagione, rivolgendo, però, uno sguardo generale al suo passato, a partire dalla primavera con la Juve Stabia fino ad arrivare ai playoff con l'Ercolanese, passando per la complicata annata a Battipaglia. Di seguito riportiamo le sue parole. 

Partiamo subito commentando gli ultimi risultati del Città di Anagni. Ieri avete pareggiato a Muravera, ma dall’inizio del campionato avete conquistato appena una vittoria, perdendo le restanti quattro gare. Possiamo dire che è stato un avvio di stagione decisamente in salita?

Purtroppo siamo partiti male, anche se, a mio avviso, i risultati sono bugiardi. Nel derby contro il Latina, ad esempio, meritavamo almeno il pareggio. Stiamo esprimendo un buon calcio, anche se i punti sono effettivamente pochi. La squadra è stata costruita bene, c’è il giusto mix di giovani e di giocatori di esperienza. Questo pareggio ci dà, in ogni caso, il giusto morale per poter affrontare la prossima gara (contro l’Arzachena, ndr) nel miglior modo possibile.

Secondo te, quanto può influire, in termini di risultati, essere costretti a giocare sul campo di Paliano e non ad Anagni?

Più che altro giocando in casa hai il vantaggio di avere la tua gente vicino, e questo può darti uno stimolo in più. Probabilmente stiamo un po’ pagando questa situazione, ma non dobbiamo cercare alibi. Bisogna solo ingranare la marcia giusta e andare avanti. 

In ogni caso, qual è l’umore all’interno dello spogliatoio?

L'umore tra di noi è molto alto. Siamo consapevoli delle nostre capacità, abbiamo le idee chiare e cercheremo di portarle avanti fino alla fine. Sicuramente ci rialzeremo.

Sei arrivato in Ciociaria solo quest’estate. Che società e, soprattutto, che gruppo hai trovato?

Posso dire di aver trovato una società molto affiatata, fatta di persone perbene. Ambienti così, nel nostro mondo, sono decisamente una rarità. Sia il mister che i ragazzi sono davvero delle persone eccezionali che si mettono sempre a disposizione, cercando di aiutarti dentro e fuori dal campo.

Puoi spiegarmi come è nata la trattativa che ti ha portato ad Anagni? Ricordiamo che il 24 giugno di quest’estate eri già stato annunciato dal Lanusei. Cosa è successo dopo?

Vero. Avevo trovato un accordo con il Lanusei, ma per alcuni motivi non ci siamo capiti al meglio e abbiamo lasciato perdere. Ci siamo fraintesi in un paio di situazioni e ho deciso di cambiare destinazione. Poi è stato il mio procuratore, Danilo Paduano, a portarmi ad Anagni. Ti dico solo che, una volta ricevuta la chiamata, ho fatto la valigia in mezz’ora e sono partito. Dopo l’esperienza in Basilicata dell’anno scorso con la maglia del Rotonda, questa è la mia seconda esperienza fuori dalla Campania. 

Parlami, invece, della stagione 2017/2018. Vestivi la maglia dell’Ercolanese, con cui hai raggiunto un ottimo 4° posto in campionato e disputato i playoff di Serie D fino alla finale persa contro l’Igea Virtus. Che annata è stata per te?

E’ stata un’annata bellissima, davvero. C’era un gruppo eccezionale, guidato dal presidente Mazzamauro che merita, a mio avviso, palcoscenici decisamente più importanti. Abbiamo raggiunto i playoff, rimanendo attaccati alle prime in classifica. Giocare contro squadre prestigiose è sempre un’esperienza fantastica.

C’è da dire, però, che proprio nella finale playoff sei stato relegato in panchina, mentre nella semifinale vinta contro la Nocerina hai giocato appena 3 minuti. Non ti è dispiaciuto non poter vivere un’esperienza del genere da protagonista?

Ogni mister fa le proprie scelte, bisogna rispettarle senza nessun tipo di rancore. A me, alla fine, importava solo raggiungere il risultato e portare la finale a casa, purtroppo in quell’occasione ci è andata male. Però in un gruppo funziona così, bisogna accettare tutto e lavorare per la squadra. Per il resto c’è il mercato, in cui un giocatore, se non riesce a risolvere alcune situazioni più o meno difficili, può decidere di cambiare aria. 

Mi hai fornito un assist perfetto per la domanda che avevo intenzione di farti adesso. Nella stagione 16/17, infatti, sei stato costretto a trasferirti al Pomigliano dopo un inizio di stagione, sempre con l’Ercolanese, in cui avevi disputato appena una partita. Spiegaci come è andata in quel caso.

Quell’anno firmai con l’Ercolanese, ma per disguidi con mister Rosario Campana ho deciso di andare via. Non ho nulla contro di lui, ci tengo a precisarlo. Anzi, posso dire che è una grande persona e un grande allenatore, e sono stato contento di averlo ritrovato anche lo scorso anno a Gragnano. Non c’era niente di particolare, ma ho deciso di accettare la proposta del Pomigliano, un’altra grande società guidata da un ottimo presidente. Lì ho trovato l’ambiente giusto per poter giocare con una certa continuità e finire al meglio la stagione. 

Concludiamo facendo un salto indietro nel tempo fino alla stagione 2011/2012. Militavi nella primavera della Juve Stabia, giocavi con continuità riuscendo a disputare ben 25 gare su 26 e saltandone solo una per squalifica. Ti aspettavi, considerati questi numeri, qualche possibilità in più in prima squadra?

E’ stato un anno molto importante per me. Confrontarsi con primavere di grandi società come quelle di Roma e Napoli, dove giocavano ragazzi del calibro di Politano e Ciciretti, è sicuramente un’esperienza molto formativa per un giocatore di quell’età. Però, per quanto riguarda la prima squadra, non avevo grandi aspettative, consapevole che la Serie B era parecchio impegnativa e che il tasso tecnico era ed è davvero elevato. 

E allora non si poteva puntare a rimanere in orbita Juve Stabia, magari andando in prestito in categorie inferiori? Come è andata la tua carriera dopo l’esperienza a Castellammare?

A fine anno ho parlato anche con il direttore, stavamo trattando per fare un contratto, ma alla fine non se ne è fatto più niente. È difficile credere su un giovane, pagarlo e puntare con convinzione su di lui. Hanno preferito lasciarmi andare e ho trovato una sistemazione altrove. Ho fatto il mio primo anno da under con il Gladiator, a Santa Maria Capua Vetere, dove ho trascorso una stagione fantastica. In quell’occasione abbiamo raggiunto i playoff, con il record mondiale di 30 partite da imbattuti, prima di andare a giocare, sempre da under con la Battipagliese. Nell’ultimo anno a Battipaglia, però, abbiamo vissuto una situazione davvero molto difficile, con il presidente dimissionario e una società che per 6 mesi non ci ha pagato lo stipendio. Abbiamo concluso la stagione con una grande salvezza, ma ci tengo a sottolineare che, in quel caso, il gruppo è stato più unito che mai. C’erano tanti ragazzi e uomini seri che hanno, letteralmente, giocato per la gloria e per l’orgoglio. 

Dato che mi hai parlato di under, vorrei un tuo giudizio sulla tanto discussa regola dei giovani. Non credi che sia controproducente per i ragazzi stessi che, schierati solo per la giovane età, una volta cresciuti hanno difficoltà a trovare una sistemazione? Non dovrebbe valere di più il principio della meritocrazia, in modo tale che venga schierato solo chi, effettivamente, è più forte o più in forma di un altro?

Diciamo che è una regola che abbassa un po’ la qualità dei campionati e rischia di illudere gli stessi ragazzi che magari hanno meno qualità. Adesso l’under è necessario, quindi un ragazzo viene preso solo perché materialmente serve per completare la rosa, ma finito il periodo da under è costretto a trovare un’alternativa e non è una cosa semplice. Come per ogni cosa però, ci sono dei pro e dei contro. A favore di questa regola bisogna dire che, in Italia, si crede poco nei giovani, e forse in questo modo si riesce a farne emergere qualcuno in più.