Campobasso, Cogliati a TSD - "Peccato per lo stop, eravamo in gran forma. La svolta? Ad Agnone"

26.05.2020 21:30 di Gianmarco Minossi   Vedi letture
Campobasso, Cogliati a TSD - "Peccato per lo stop, eravamo in gran forma. La svolta? Ad Agnone"

Ospite della diretta odierna sul canale Instagram di TuttoSerieD è stato Pietro Cogliati, attaccante e capocannoniere del Campobasso, che ha toccato vari temi; dal periodo di quarantena alla stagione della sua squadra, passando per la riforma dei campionati, fino ad arrivare al suo futuro.

Come hai trascorso questo periodo di quarantena?

“Parto dal presupposto che io sono di Milano, quindi ho sfruttato il periodo per stare più vicino a mia moglie. Sono stati tre mesi abbastanza difficili, perché inizialmente si parlava anche di una possibile ripresa, per cui ci si allenava quasi tutti i giorni. Poi però quando abbiamo visto che le cose andavano per le lunghe, abbiamo cercato di adattarci, anche se non è proprio facile allenarsi dentro casa.”

La stagione del Campobasso è stata a due facce: prima parte altalenante e seconda scoppiettante. Ce la descrivi?

“Io sono arrivato ad inizio novembre e ho trovato una squadra un po’ triste e demoralizzata, anche nello spogliatoio non c’era quell’esuberanza che avevamo invece nell’ultimo periodo. Poi però per fortuna siamo riusciti a trovare continuità, anche i tifosi hanno cominciato a sostenerci e vedere il Romagnoli pieno nell’ultima partita giocata in casa è stato bellissimo, quindi devo ringraziarli. E’ stata una stagione particolare, perché la squadra c’era anche prima quando i risultati non arrivavano, forse non si era creata la giusta amalgama o semplicemente non avevamo abbastanza fiducia nei nostri mezzi, poi però è andato tutto in discesa.”

Si può dire quindi che il tuo arrivo abbia dato alla squadra quella verve decisiva per potersi finalmente sbloccare.

“I frutti si sono visti, quindi forse una mano l’ho data. Poi ci siamo anche divertiti; eravamo un gruppo unito, che non si trovava solo in settimana per fare gli allenamenti, quindi i risultati sono arrivati anche per quel motivo.”

Quando avete capito che la vostra stagione avrebbe subìto una svolta in positivo?

“La svolta l’abbiamo avuta nel derby contro l’Olympia ad Agnone, perché abbiamo vinto un match molto sofferto in inferiorità numerica: lì abbiamo avuto una scossa positiva. La vittoria sul campo della capolista Notaresco è stata invece la partita che ci ha dato conferma dei nostri mezzi; da lì abbiamo ottenuto quella fiducia che ci ha permesso di fare delle belle partite, tra cui quella a Matelica, anche se non siamo andati oltre il pareggio.”

Quanto rammarico c’è per quell’inizio di stagione altalenante che ha forse compromesso il vostro cammino verso la vetta della classifica? Cudini ci ha detto che se non fosse stato per quell’avvio incerto magari non avreste mai inanellato quei diciotto risultati utili consecutivi: sei d’accordo?

“Assolutamente sì, perché guardarsi indietro lascia solo il tempo che trova. Non abbiamo sbagliato solo all’inizio, anche in quei diciotto risultati utili ci sono dei pareggi che a noi stanno stretti, magari arrivati dopo aver subito gol al novantesimo dopo essere stati sopra di due reti fino a dieci minuti dalla fine. L’inizio di stagione avrà sicuramente dato più problemi del previsto, però non è stato decisivo, perché alla fine l’annata si valuta nell’insieme, il nostro percorso è stato un crescendo perché avevamo faticato all’inizio. Il rammarico semmai è più per lo stop forzato, perché in quel momento andavamo come un treno ed eravamo in fiducia; non si hanno mai certezze nella vita, ma avevo delle buonissime sensazioni sul fatto di poter superare il Matelica in vetta alla classifica.”

Quindi si può dire che per voi la pausa sia arrivata nel momento sbagliato.

“Sì, perché quando stoppi un campionato rendi sempre felice qualcuno e meno felice un altro, quindi nel nostro caso eravamo scontenti, perché eravamo davvero in fiducia sul fatto di poter vincere il torneo, poi avevamo ritrovato anche la fiducia dei tifosi e l’entusiasmo della città. Campobasso è una città che era addormentata; il nostro compito e quello della società che si è insediata qui due anni fa era quello di risvegliarla, perché è un posto che può vivere anche solo di calcio e quindi nell’ultimo periodo stavamo riuscendo nell’intento, anche e soprattutto grazie a loro ed è un peccato che sia finita così.”

Si parla in questi giorni di una possibile rinuncia del Matelica alla Serie C e, di conseguenza, di un vostro ipotetico ripescaggio. A tal proposito la società ha già detto che nell’eventualità si farà trovare pronta, che aria si respira a riguardo all’interno del club?

“Prendo in prestito le parole del presidente Gesuè: noi dobbiamo puntare alla C senza sperare nelle rinunce altrui, dobbiamo farlo in altri modi, ad esempio sperando nella riforma dei campionati o nei ripescaggi. Posso confermare che la società c’è ed è strutturata in maniera ottima. Da quando è arrivato, il presidente è riuscito a cambiare in meglio una società che aveva vissuto cinque fallimenti e perso la fiducia dei tifosi. Il Campobasso ha voglia di fare la Serie C, la squadra merita altri palcoscenici, perché ha uno stadio, un settore giovanile e una società solida dietro poi se si farà o meno la riforma staremo a vedere.”

Saresti favorevole, a tal proposito, all’istituzione di una terza serie non professionistica come paventato in queste settimane?

“E’ una questione delicata: egoisticamente direi di sì, ma bisogna capire tante cose. Innanzitutto per il sistema attuale che vige in Serie D non si può creare un’altra serie dilettantistica, bisogna istituire un’altra serie ad hoc, perché se non vuoi fare il professionismo devi creare il semiprofessionismo, che attualmente non è previsto, quindi bisognerebbe creare altre normative e altri contratti. Bisogna farla bene, non basta soltanto istituirla, perché non so quanto possa valere la pena creare un’ulteriore Serie D. Sicuramente per noi sarebbe un vantaggio, perché saremmo ad una sola categoria di distacco dalla Serie B, però c’è da capire bene come vogliono gestire il tutto, perché si sono sentite molte voci.”

Tornando al campo, l’intesa con Danilo Alessandro in attacco pare aver funzionato molto bene: vi siete intesi fin da subito?

“Sicuramente c’è stata un’ottima intesa, con lui come con tutta la squadra. Ci siamo regalati rigori e assist a vicenda, perché nel reparto offensivo l’intesa è fondamentale, altrimenti non si va da nessuna parte. Voglio citare anche Zammarchi, autore di un’ottima stagione e Riccardo Musetti, il nostro capitano e colonna portante. Più che dare meriti ai singoli direi che andrebbe elogiata tutta la squadra, con la quale potevamo toglierci ancora altre soddisfazioni. Anche chi ha giocato meno è stato fondamentale, perché una squadra che vuole vincere deve avere anche la panchina dalla sua parte e la nostra era una di quelle”

Quale delle tre avversarie in cima alla classifica vi è risultata più ostica in questo campionato?

“E’ stato un campionato molto equilibrato al vertice, però noi secondo me avevamo qualcosa in più, anche se tra le nostre avversarie il Matelica è stata quella più ostica, perché era molto ben messa in campo e difficile da scardinare. Il Notaresco è stata un po’ la rivelazione di questo torneo, perché è partito spedito e quando sono arrivato sembrava irraggiungibile, poi però è andato lentamente calando. Anche la Recanatese aveva un’ottima squadra, però penso che avesse qualcosa in meno delle altre.”

Da ex giocatore del Monza, ti aspettavi una vittoria del campionato di Serie C a mani basse?

“Sì, da quando è arrivato il duo Galliani-Berlusconi era una cosa che ci si aspettava, perché sono entrati anche molti soldi e c’era un solido progetto dietro. In queste categorie avere una società ben strutturata alle spalle significa molto e il Monza, grazie anche al DS Antonelli che è stato più volte confermato, ha dimostrato di essere un’ottima squadra e si è meritata la vittoria, perché è sempre stata la formazione da battere.”

A prescindere dalla categoria, ti senti di sposare il progetto Campobasso anche nella prossima stagione?

“Vediamo cosa succederà a breve; a Campobasso ci ho lasciato una parte di cuore, perché sono ormai due anni che sto qui e mi sono trovato davvero bene. A me piacerebbe continuare a sposare il progetto, ma non so ancora nulla; anche la società sta cercando di capire quale campionato disputerà il prossimo anno, dopodiché farà le sue valutazioni. Come ha detto il presidente, siamo ancora in attesa di un colloquio, ma prima bisognerà capire cosa ne sarà di questo campionato.”

Si ringraziano Pietro Cogliati e la SS Città di Campobasso per la cortese disponibilità concessa alla redazione di TuttoSerieD.