EDITORIALE TSD – Cara Lega Serie D, hai visto i campi di gioco? Servono regole e provvedimenti, non solo parole. La politica aiuti le società

13.04.2019 18:53 di Orazio Accomando Twitter:    Vedi letture
EDITORIALE TSD – Cara Lega Serie D, hai visto i campi di gioco? Servono regole e provvedimenti, non solo parole. La politica aiuti le società

Non ce ne voglia il Presidente Cosimo Sibilia, ma stavolta il messaggio è rivolto proprio alla Lega Serie D. Nulla di personale nei suoi confronti, solo qualche curiosità utile a chiarire alcuni dubbi che ci portiamo dietro ormai da troppi anni. Ci piacerebbe sapere se le è capitato, ultimamente, di fare un salto negli stadi della quarta serie italiana. Non pretendiamo di trovarci di fronte la curva del Westfalenstadion di Dortmund, nemmeno il manto erboso di Wembley. Ma non vorremmo commentare la partita seduti in mezzo al pubblico perché a Palmi non c'è una tribuna stampa, oppure arrivare a Stresa o Carpenedolo ed assistere ad un match che si gioca in un campo di patate.

L’ultimo esempio in ordine di tempo – almeno verificato da TuttoserieD.com – è proprio Stresa, in Piemonte. Le condizioni del terreno di gioco sono quelle che le mostriamo nella foto di questo articolo. Di verde c’è poco o nulla. E’ un mix di terra battuta ed erbacce e questo rende meno spettacolare il livello del gioco. Per la cronaca, il match tra i padroni di casa e il Bra è stato sospeso al 26’ del primo tempo per un infortunio muscolare all’arbitro. Se dovuto alle pessime condizioni del campo di gioco (come pensiamo noi) o ad altro non si sa. Un campo che ha inciso sulla stagione della squadra piemontese, che ha visto nello stadio di casa uno dei principali avversari. Tre vittorie e tre pareggi al cospetto di nove sconfitte al Luigi Forlano. Un punto in più in trasferta. Facciamo chiarezza: il nostro non è un attacco allo Stresa, anzi, siamo convinti che la società piemontese sia vittima di un sistema che va migliorato, forse anche rivoluzionato.

Servono provvedimenti dalla Lega e maggior collaborazione della classe politica alle società sportive, che con fatica e abnegazione portano avanti una stagione sportiva. Non tutte possono permettersi di giocare al Mapei Stadium o al San Nicola (che comunque qualche interventino lo avrebbe bisogno). Il Gela Calcio da un anno è costretto a girovagare tra Licata e San Cataldo data la chiusura dello stadio Vincenzo Presti. Ufficialmente per cavilli burocratici mai risolti. La sensazione è che si andrà ancora per le lunghe. In Calabria, ad esempio, ci sono stadi troppo piccoli per concentrare le ambizioni di cittadine che vorrebbero anche provare il salto di qualità. Cosa chiediamo alla Lega? Una presa di posizione. Le società non possono pagare l’iscrizione, rispettare le regole imposte dalla Lega (non tutte lo fanno e vanno eliminate) e poi essere abbandonate al proprio destino. Non pretendiamo nemmeno che la Lega investa sugli stadi di tutta Italia, sarebbe impossibile, ma premiare le società modello e riconoscere il valore di un impegno costante sarebbe cosa buona e giusta. Urge trovare una soluzione. Quale? Tocca alle figure istituzionali, scelte e pagate per questo, trovarne una. Noi possiamo solo sollevar il problema, perché siamo convinti che la serie D sia una cosa seria.