A tu per tu con Pasquale Luiso: “Sono al palo ma non mollo! Bisogna saper soffrire e aspettare, l’opportunità giusta arriva. Per allenare in D non basta la bravura"

06.08.2019 13:00 di Maria Esposito   Vedi letture
Pasquale Luiso
Pasquale Luiso

Nato ad Aversa (CE) e cresciuto per strada, uno “scugnizzo” da marciapiede, da li partono i suoi insegnamenti sregolati del calcio giocato. In Campania negli anni 90, l’unica scuola calcio era la strada, zero regole da rispettare, l’asfalto e coetanei tutto cio’ che è servito per affinare la tecnica e imparare i fondamentali del gioco del calcio. Gomiti alti e petto in fuori, questa la genesi di  Pasquale Luiso. Un maestro nel perforare le difese avversarie italiane ed europee, incredibilmente non nasce attaccante. Certo per strada non esistono ruoli definiti, si corre avanti e indietro, si mena e se ci scappa qualche gol, in mezzo a quelle due bottigliette o pezzi di legno buttati a terra a mo’ di porta. Nella prima esperienza “seria”, nelle fila dell’Afragolese a 16 anni di età, non si piazza nell’area di rigore. Il suo regno è la fascia. La fascia destra per la precisione, dove è libero di sgroppare e buttarla in mezzo, sperando che là al centro qualcuno raccolga il suo invito. Nel 1990, Pasquale si trasferisce al Sora, allenato all’epoca da Claudio di Pucchio, che gli costringe a fare la prima punta. L’ex tecnico ha tutti i meriti di aver creato il Toro di Sora. E’ da qui che parte la meravigliosa leggenda del Toro. E’ qui che inizia a segnare caterve di gol a qualsiasi avversario gli si pari davanti. Gli altri costruiscono, lui finalizza. Perché per buttarla dentro non è necessario aver studiato in chissà quale scuola, serve spirito, abnegazione e fiuto del goal che in Luiso erano doti innate. Un passato illustre per il centravanti, 542 presenze e 175 centri tra serie A, B e Serie C. Dopo Sora ha indossato le casacche di Lecce, Torino, Pescara, Avellino, Chievo Verona, Piacenza, Vicenza, Sampdoria, Ancona, Salernitana, Catanzaro e Teramo. Da qualche anno Luiso ha intrapreso la carriera da allenatore come altri ex calciatori di fama nazionale, scarpe al chiodo e panchina di D, vedi Tacchinardi e Adailton. Quali le motivazioni di tale scelta?: “Ho scelto il mestiere più difficile perché mi piacciono le sfide, ma è dura molto dura ci sono più allenatori che squadre! Io non mollo mi piace allenare”.

Ti ricordiamo principalmente come il “Toro di Sora”, nominativo derivato dalla squadra in cui hai giocato. Molti italiani grazie a te hanno conosciuto l’esistenza di questo piccolo paese del Lazio. Oggi è la città in cui vivi, quanto hai dato e quanto hai ricevuto? “Dal Sora sono andato al Torino dove ho debuttato in seria A, li mi hanno soprannominato “toro”, per il fatto che arrivavo da Sora hanno congiunto i due sostantivi ed è uscito “toro di Sora”. Sora mi ha lanciato nel calcio vero li ho fatto la storia. In 4 anni ho vinto due campionati: serie d e serie C2 segnando più di 60 gol. Li ho conosciuto Kira la donna che ho sposato ed è nato il vero toro di Sora, Alessio. Oggi, mio figlio ha 16 anni e gioca nel Sora in Eccellenza”.

Se dico Vicenza cosa mi racconti...: “Vicenza mi ama ed io amo Vicenza, li ho scritto la mia storia. Ho giocato la Coppa delle Coppe diventando il capocannoniere di quella edizione, in 7 partire ho siglato 8 gol. Ricordo ancora la semifinale contro il Chelsea di Vialli e Zola. Unico rammarico fu la sconfitta, che peccato.  Li ho lasciato veramente il segno”.

Tormentoni estivi ed esultanze da copiare il Ballo del Papu di Gomez o il ballo di Alves e Neymar , ma andando indietro nel tempo sugli stati si ballava la Macarena ogni volta Luiso gonfiava la rete. Com’è nata?: “La macarena è nata in ritiro, eravamo io di Francesco, Mirko Conte e Piovani in stanza.  Piovani mi disse, se segni facciamo questo ballo e provammo l’esultanza. La domenica successiva feci il gol dell’ex, non appena la palla entrò in rete partì la macarena”

Luiso ha visto il campo da tre posizioni diverse: dentro, a bordo e dagli spalti quale le differenze?:“La più bella posizione e stare in campo, è magnifico, stop!”.

Cosa deve avere e come deve essere un allenatore di Serie D?: “In Serie D ci sono dei bravi allenatori, oltre alla bravura bisogna avere anche un pizzico di fortuna . Io ho allenato in Eccellenza a Sora vincendo il campionato per la D. Ho allenato il Racing Fondi in Serie C e  la Primavera del Vicenza. Adesso sono al palo ma è così non bisogna mollare, sono sicuro che l’occasione arriva”.

Quali sono le differenze del calcio giocato di ieri è quello di oggi?: “C’è un abisso tra il calcio di oggi e quello di ieri! Se penso a Ronaldo quello vero, Zidane , Cannavaro , Nesta , Vieri, Baggio, Del Piero, Maldini, Baresi, Costacurta ... Erano altri tempi e calciatori cosi oggi a mio avviso non ci sono, basta!”.

Tante regole connotano i campionati oggi, tante regole che fanno del calcio non più uno sport libero ma quasi monopolizzato dalla Lega, tutto a tutela e garanzia anche di chi ci lavora. Quale le tue considerazioni? Non mi sono mai espresso sulle normative della Lega,  ho sempre fatto proprie le leggi che governano i campionati. Siamo sotto vincoli decisi da loro, io mi sono sempre trovato nella posizione di rispettarle perché sono stato calciatore prima e allenatore dopo, quindi governato da loro”.

Quale il tuo ricordo più bello?:Il mio ricordo più bello è quando è nato mio figlio Alessio”.

Cosa c’è nel futuro di Pasquale Luiso ?: “ Il mio futuro ? Spero di coltivare quello che sto seminando parlando con tanti direttori e aggiornarmi sempre”.

Hai la possibilità di lanciare un messaggio, cosa vuoi dire...: “ Ho la forza di aspettare e di soffrire. Sono nato per strada e non temo nulla. Mio padre mi ha sempre detto e insegnato che non bisogna mai mollare. Purtroppo mi ha lasciato un mese fa, lui era il mio allenatore, il mio confidente, adesso è dura ma cercherò di regalargli altre soddisfazioni, da lassù mi guiderà ne sono convinto”.